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Mascherine monouso: un conto salato per l'ambiente

Mascherine monouso: un conto salato per l'ambiente

Durante il lockdown i media hanno diffuso immagini di una natura che, libera dal traffico e dalla presenza umana, si “riprendeva i suoi spazi”: le acque dei canali di Venezia tornate cristalline e zeppe di pesci, i delfini nel porto di Trieste, i caprioli per le strade di Casale Monferrato.

Immagini stridenti rispetto alla realtà quotidiana costituita dalla gestione sanitaria della pandemia e delle sue conseguenze, in primis quella ambientale: l’emergenza Coronavirus ha dimostrato che, cambiando le abitudini si possono ottenere in tempi brevi risultati apprezzabili dal punto di vista ambientale e che molto si potrebbe fare per ridurre smog, fumi inquinanti e produzione smisurata di rifiuti.

Da inizio pandemia si stima siano stati utilizzati miliardi di mascherine e guanti monouso e giorno dopo giorno – nell’immobilità generale – il costo ambientale si è fatto insostenibile: i dispositivi di protezione sono passati da strumenti per preservare la nostra salute a veleno per Terra.

Se a ciò si aggiunge l’incivile costume di non conferirli correttamente nei contenitori preposti, può essere facilmente compresa la portata del problema: le mascherine ed i guanti usa e getta hanno infatti un ciclo di vita brevissimo ed appartengono ad una categoria di rifiuto da smaltire nelle discariche o da distruggere negli inceneritori e termovalorizzatori (gli inceneritori in cui il calore prodotto dalla combustione dei rifiuti è utilizzato per produrre energia).

Questa ipotesi benché auspicabile avrebbe i suoi costi, sia in termini di emissione di CO2 dovuta al compimento delle fasi operative, sia economici: inoltre non sarebbe semplice trovare chi fosse disposto ad accollarsi l’onere e la responsabilità di gestione della raccolta, trasporto e distruzione di una così grande quantità di materiale potenzialmente contaminato.

Tuttavia occorre prendere collettivamente coscienza che la necessità di proteggere la propria salute non può prescindere dal fattore di tutela ambientale: attraverso un’informazione approfondita e scrupolosa, per il consumatore è già possibile fare una scelta che sia allo stesso tempo sicura ed etica.

La parola chiave per contrastare il problema è “riutilizzabile”.

Tutto ciò che dopo essere stato usato non si trasformi immediatamente in rifiuto, va preferito rispetto alle soluzioni “usa e getta”: da oggi è possibile godere di un buon ventaglio di scelta, con mascherine che oltre a buone prestazioni offrono il plus della riutilizzabilità.

È bene indirizzare la propria preferenza verso prodotti certificati, di cui si possano reperire con facilità più informazioni tecniche possibili, anche attraverso il sito web: è importante che siano supportati da test scientifici e dati tecnici, che li rendano confrontabili con altri prodotti in modo univoco ed inconfutabile.

La mascherina riutilizzabile con filtri sostituibili HOLLY the Mask - ad esempio - è un Dispositivo Medico nato con l’intento di proteggere la salute dell’utilizzatore impattando in modo ridotto sull’ambiente: con la sostituzione dei soli filtri è in grado di ridurre in modo significativo il volume di rifiuti rispetto alle monouso.

Con il suo elevato contenuto tecnico certificato, HOLLY è un esempio di come sia possibile tutelare la propria salute senza gravare sull’ambiente e di come questo connubio non rappresenti soltanto uno slogan.